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Tempio di Apollo a Siracusa: cosa raccontano i resti più antichi di Ortigia

Entrando a Ortigia da corso Umberto I, il Tempio di Apollo è uno dei primi monumenti che si incontrano. Oggi ne restano alcune colonne, parte della cella e altri elementi della struttura originaria, ma nel VI secolo a.C. qui sorgeva uno dei templi più importanti della Siracusa greca e uno dei più antichi esempi di architettura dorica in Sicilia.


Per capire davvero ciò che si vede oggi, però, bisogna andare oltre le rovine. Nel corso dei secoli il Tempio di Apollo è stato trasformato più volte, diventando prima una chiesa, poi una moschea, nuovamente un edificio di culto cristiano e infine parte di una caserma.


In questo articolo vedremo quindi cosa resta del Tempio di Apollo a Siracusa, come doveva apparire in origine e quali tracce raccontano ancora le diverse fasi della sua storia. Per una panoramica generale sul monumento puoi consultare anche la nostra guida al Tempio di Apollo a Siracusa.



Com'era il Tempio di Apollo nel VI secolo a.C.


Per immaginare il Tempio di Apollo prima delle trasformazioni avvenute nei secoli bisogna pensare a un edificio molto diverso dai resti visibili oggi. Costruito nei primi decenni del VI secolo a.C., apparteneva alla fase arcaica dell'architettura dorica ed è considerato uno dei più antichi templi dorici in pietra della Sicilia.


La pianta era rettangolare e il tempio era circondato da un colonnato: sei colonne sui lati brevi e diciassette su quelli lunghi. Le colonne, ricavate da grandi blocchi monolitici di pietra calcarea, erano molto ravvicinate tra loro e sostenevano una struttura che doveva apparire particolarmente massiccia rispetto ai templi dorici costruiti nei secoli successivi.


Al centro si trovava la cella, lo spazio destinato al culto della divinità, preceduta dal pronao. L'ingresso principale era rivolto verso est, secondo una disposizione frequente nei templi greci. Anche l'aspetto originario era meno “bianco” di quanto si potrebbe immaginare osservando oggi la pietra: alcune parti architettoniche e decorative erano completate da elementi in terracotta dipinta e colori vivaci.


Il Tempio di Apollo rappresenta quindi una fase in cui gli architetti greci stavano trasferendo nella pietra soluzioni fino ad allora utilizzate soprattutto nelle costruzioni in legno. È anche per questo che le proporzioni e alcuni dettagli dell'edificio risultano diversi da quelli dei grandi templi dorici dell'età classica.


Foto: Patrick Janicek / Wikimedia Commons – CC BY 2.0
Foto: Patrick Janicek / Wikimedia Commons – CC BY 2.0

Cosa osservare oggi tra le rovine


Osservando il sito da Largo XXV Luglio, la forma originaria del tempio non è immediata da riconoscere. I resti conservati permettono però di individuare ancora alcuni elementi della struttura arcaica e, soprattutto, di capire quanto fosse imponente rispetto a ciò che vediamo oggi.


Le colonne e il muro della cella


Tra le parti più riconoscibili ci sono due colonne ancora in piedi sul lato meridionale, insieme a porzioni del colonnato e della cella. Proprio la cella era il nucleo dell'edificio: secondo la ricostruzione riportata dal Comune di Siracusa, era suddivisa in tre navate da due file di colonne interne.


Le proporzioni molto allungate della pianta e la distanza ridotta tra le colonne sono caratteristiche dell'architettura dorica arcaica. Osservare questi elementi aiuta quindi a leggere i ruderi non come frammenti isolati, ma come ciò che rimane di una struttura che occupava gran parte dell'area oggi visibile.


L'iscrizione dedicata ad Apollo


Uno dei dettagli più importanti del Tempio di Apollo è un'iscrizione in greco arcaico incisa sullo stilobate, il basamento sul quale poggiavano le colonne. È proprio questa iscrizione a collegare il monumento al culto di Apollo e a citare il nome di Kleomenes, probabilmente coinvolto nella costruzione dell'edificio.


La lettura completa dell'epigrafe è ancora oggetto di interpretazioni tra gli studiosi, quindi è meglio evitare traduzioni troppo categoriche. Il suo significato generale, però, richiama la costruzione del tempio e in particolare dei colonnati: un dettaglio significativo, perché realizzare una struttura di queste dimensioni con colonne monolitiche in pietra rappresentava allora un'impresa tecnica tutt'altro che ordinaria.


Da tempio greco a chiesa, moschea e caserma


La storia del Tempio di Apollo non si conclude con la fine della Siracusa greca. Al contrario, una delle ragioni per cui il sito è così interessante è proprio la quantità di trasformazioni subite nel corso dei secoli.


In età bizantina l'antico tempio venne adattato a basilica cristiana, modificando gli spazi interni per rispondere alle esigenze del nuovo culto. Durante la dominazione islamica di Siracusa l'edificio fu invece utilizzato come moschea, per tornare poi a essere una chiesa dopo la conquista normanna.


Le trasformazioni continuarono anche nei secoli successivi. Nel Cinquecento una parte delle strutture antiche venne inglobata in una caserma spagnola, mentre edifici più recenti finirono progressivamente per nascondere quasi del tutto il tempio.


La situazione iniziò a cambiare tra Ottocento e Novecento, quando scavi e demolizioni permisero di riportare alla luce una parte consistente delle strutture greche. Per questo i resti visibili oggi non raccontano soltanto l'architettura religiosa del VI secolo a.C.: conservano anche le tracce di un edificio continuamente riutilizzato e adattato, seguendo le diverse fasi della storia di Siracusa.


Perché oggi il Tempio di Apollo appare sotto il livello della città


Un altro dettaglio che si nota subito è la differenza di quota tra il tempio e le strade che lo circondano. I resti archeologici si trovano infatti diversi metri più in basso rispetto all'attuale livello di Largo XXV Luglio.


Questa situazione è legata alla lunga stratificazione urbana di Ortigia. Nel corso dei secoli, nuove costruzioni e trasformazioni della città si sono sovrapposte alle strutture più antiche, modificando progressivamente il piano urbano. Lo stesso Tempio di Apollo rimase per molto tempo inglobato in edifici costruiti in epoche successive.


Il monumento tornò gradualmente visibile grazie alle demolizioni e alle campagne di scavo avviate tra Ottocento e Novecento. Il Comune di Siracusa ricorda in particolare gli scavi sistematici che permisero di liberare l'area dalle costruzioni sovrapposte e riportare alla luce la struttura antica.


La differenza di livello che si osserva oggi rende quindi particolarmente evidente un aspetto spesso meno immediato della storia di Ortigia: la città contemporanea si è sviluppata sopra secoli di edifici, trasformazioni e fasi precedenti, di cui il Tempio di Apollo rappresenta uno degli esempi più visibili.


Ammira il Tempio di Apollo durante una passeggiata a Ortigia


Il Tempio di Apollo si trova in Largo XXV Luglio, poco dopo l'ingresso di Ortigia. La posizione lo rende facile da inserire in una passeggiata nel centro storico, anche perché il sito si osserva direttamente dall'area pedonale che lo circonda.


Al momento l'area archeologica non prevede una normale visita interna: il monumento viene quindi osservato dall'esterno, mentre eventuali aperture straordinarie vengono comunicate separatamente dagli enti competenti. Per questo, se si vuole verificare la possibilità di accedere al sito, conviene controllare le informazioni aggiornate prima della visita.


Per chi soggiorna all'Algilà Ortigia Charme Hotel, il Tempio di Apollo è raggiungibile facilmente a piedi attraversando le vie di Ortigia.

Proprio perché si trova all'ingresso dell'isola, il tempio è anche un buon punto da cui iniziare a leggere la storia di Ortigia: dai resti della Siracusa greca alle trasformazioni che, secolo dopo secolo, hanno costruito la città visibile oggi.

 
 
 

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