L'immenso teatro greco che ammiriamo oggi a Siracusa (il più vasto nel mondo
greco del Mediterraneo occidentale) è in realtà una parte soltanto dell'edificio
fondato nel quinto secolo avanti Cristo, e ricostruito da Gerone II nel terzo
secolo avanti Cristo.
Oggi ce ne rimane infatti la sola parte più bassa, che fu scavata direttamente
nella roccia, mentre tutto quanto era costruito in blocchi di pietra ed anche
in marmi colorati (cioè le fila superiori di gradini, il portico coperto che correva
lungo la parte superiore, e la scena) è stato smantellato dagli spagnoli nel XVI
secolo per costruire le fortificazioni dell'isola di Ortigia.
Ma anche così, i resti sono comunque d'impressionante imponenza, misurando 140
metri di diametro e contando 67 file di gradini.
Lo spazio era usato non solo per gli spettacoli teatrali, ma anche per le assemblee
pubbliche. Gli studiosi non sono concordi
sull'ipotesi di un utilizzo, in epoca romana e prima della costruzione dell'Arena, anche per presentare combattimenti fra gladiatori e con animali.
L'edificio fu costruito al culmine dell'epoca "classica" del teatro greco antico,
e
nientemeno che Eschilo vi rappresentò Le Etnee ed I Persiani.
Il turista può ammirare in basso l'area dell'orchestra e della scena, delle quali
è rimasto relativamente poco, in parte occupata da un bel giardino mediterraneo;
nel mezzo buona parte della cavea (le gradinate), nonostante tutto ancora in buone
condizioni di conservazione, e infine la parte superiore, un tempo occupata dal
porticato coperto.
Come detto, la cavea ha perduto le file superiori di gradini, asportati nel XVI
secolo
Rimane ancora la buona acustica per cui i teatri antichi - costruiti in un'epoca
in cui non esistevano gli amplificatori - sono celebri.
Alla base di alcuni degli "spicchi" sono marcati, con il nome, i posti a sedere
del re Gerone II e di alcuni membri della sua famiglia.
Mulini ad acqua.
Ad un'estremità superiore della cavea è stato preservato come testimonianza il
corpo centrale (privato delle pale) di uno dei mulini che furono costruiti nel
XVI secolo, riattivando la fonte di epoca greca (quella della Grotta del Ninfeo), per sfruttare il dislivello del suolo della cavea del teatro.
Lo scavo dei canali di deflusso e delle strada per condurre i carri ai mulini
inflissero ulteriori danni alla struttura, che si notano ancora.
La "casetta" che sporge in questa foto è l'ultimo dei mulini
ad acqua che un tempo sfruttavano la sorgente della Grotta del Ninfeo.
Al di sopra del teatro
Sulla parete rocciosa a cui si appoggiava il portico superiore (che correva lungo
il bordo del teatro) furono scavati, in epoca bizantina, tombe "ad arcosolio". Da esse la strada che corre lungo la terrazza un tempo occupata dal portico
ha preso il nome di "Via dei sepolcri". Di tutte queste tombe rimane oggi, dopo
secoli di saccheggi, unicamente la cavità, completamente spoglia e in più di un
caso bizzarramente corrosa da secoli d'intemperie.
Uno dei punti più romantici di questa parete rocciosa è la cosiddetta "Grotta
del Ninfeo", una cavità artificiale scavata nella parete rocciosa, al centro dello
spazio che un tempo era occupato dal portico coperto.
Qui sgorga una cascata d'acqua, che nell'antichità era circondata da statue delle
Muse. Si trattava di un richiamo alla mitica "Fonte delle Muse", che secondo la leggenda rendeva poeti coloro che ne bevevano le acque. Non
a caso qui sorgeva probabilmente il "Mouseion", cioè il santuario delle Muse,
sede della corporazione degli attori.
La condotta d'acqua (l'acquedotto Galermi) risale all'epoca greca, e fu ripristinata
alla metà del XVI secolo per mettere in moto i mulini ad acqua.
Oggi ovviamente la plurimillenaria fontana è tornata ad essere solo un elemento
decorativo.
La cosiddetta "Grotta del ninfeo", una fontana che ha più di due millenni di
età.
Lungo la parete rocciosa si nota inoltre una lunga serie di nicchie quadrate
(naiskoi), che sono tutto quello che rimane dei "pinakes" (quadretti) con immagini religiose, che in epoca greca erano usate per il culto
degli Eroi (qualcosa di abbastanza vicino al nostro concetto di "culto dei santi").
Le immagini erano di solito affrescate, ma potevano essere anche in legno o terracotta,
cementate sul fondo del naiskos.
Si trattava insomma d'una specie di "altarini" religiosi, di cui ci è rimasto
oggi solo lo scasso preparatorio nella roccia.
La strada che corre lungo la parete rocciosa procede infine, con un ciclopico
taglio nella roccia tempestato da naiskoi, verso l'esterno. Vi si notano ancora le tracce scavate nella pietra del suolo
da secoli di passaggi di carri.
Come raggiungere il teatro greco dall'Algilà Ortigia Charme Hotel. Il teatro greco di Siracusa appartiene al Parco archeologico di Siracusa, che si trova fuori dell'isola di Ortigia, e più precisamente all'estremo nord
della città antica (la Neapolis). Il percorso a piedi è possibile, ma supera il chilometro di distanza.
Chi non avesse un mezzo proprio può chiamare tramite la reception un taxi, a tariffa convenzionata, oppure usufruire delle biciclette che l'Hotel Algilà, gratuitamente, mette a disposizione dei propri ospiti.
In alternativa è possibile prendere il bus navetta (gratuito) numero 20 dalla
vicina Piazza Archimede fino alla stazione degli autobus (vicino alla stazione ferroviaria) e da lì
prendere a scelta uno dei seguenti autobus: linee 6, 8, 11, 12 o 13. Oppure si può, da Riva Nazario Sauro (alle spalle
della vicina Piazza delle Poste) prendere a scelta uno dei seguenti autobus: linee
1, 2, 3, 4 o 12.
Condizioni della visita. Tutti i monumenti del Parco archeologico possono essere visitati con un unico biglietto d'ingresso (€ 6 prezzo intero,
con riduzioni per chi ha fra i 18 e i 25 anni, ed ingresso gratuito per i cittadini
della Unione europea con meno di 18 o più di 65 anni). Ricordarsi di non buttare
via il biglietto per poter passare da un'area all'altra. Per i portatori di handicap
e i loro accompagnatori l'ingresso è gratuito. Nota bene: nel periodo in cui ospita
il ciclo di rappresentazioni di teatro classico (maggio/giugno) il teatro greco
non è accessibile nella parte bassa delle gradinate e nella scena.
L'apertura avviene tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 9 fino a due ore
prima del tramonto.
A causa dell'enorme quantità di monumenti degni di visita nel Parco archeologico va messo in conto di dedicare almeno un'ora e mezza di tempo.
Tutta l'area del Parco archeologico è accessibile attraverso una comoda strada,
facile da percorrere anche per chi avesse difficoltà di deambulazione, tuttavia
le barriere architettoniche nel Teatro greco non sono completamente assenti, dato
che alcuni punti di questa complessa struttura sono accessibili solo attraverso
scalinate.